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lunedì 12 agosto 2013

Riflessione: Celtomania e celtofobia

Un articolo interessante(si spera!) e controverso sul tema caldo dell'identità celtica di ieri e di oggi e della celtomania. Commentate su Làithean na h-Eòrpa: l'autore è interessato alla vostra opinione!



mercoledì 20 marzo 2013

Esperienza di viaggio in Irlanda


A questo indirizzo trovate una riflessione e un'esperienza di viaggio nella Terra Verde, dal blog "Drøm om Nord". Forse un pochino controverso su alcuni punti, ma -si spera- interessante.


lunedì 16 aprile 2012

16 aprile 1746 - 16 aprile 2012

il 16 aprile, cioè oggi, del 1746 avveniva in Scozia una battaglia cruentissima che vide contrapposti gli scozzesi giacobiti, cioè chi supportava la casata degli Stuart come legittimi eredi al trono di Scozia, e gli inglesi che tanto per cambiare, non volevano cedere il dominio della terra che avevano invaso; questa battaglia prende il nome di Battaglia di Culloden.

Si svolse nei pressi di Inverness e alla fine fu una sconfitta disastrosa per gli scozzesi che fiaccati dalla fame e dalla gestione abbastanza discutibile di risorse e tattiche belliche, videro le loro speranze di una terra libera dall'oppressore inglese sfumare verso le 10 di quel mattino; infatti, oltre a contrattaccare in ritardo (Charles Stuart era lontano dalla prima linea e diede il segnale di attaccare con un'ora buona di ritardo), gli scozzesi erano privi di un equipaggiamento adeguato: moschetti, fucili e cannoni contro spade e scudi...inutile dire che fu un massacro.
Tra le fila scozzesi ci furono 1.250 morti, circa 1.000 feriti e 558 prigionieri mentre tra gli inglesi 50 morti e 254 feriti...
Gli strascichi di questa battaglia però si protrassero per anni: i giacobiti ribelli vennero perseguitati e fu data loro la caccia:  in 3.470 vennero arrestati e alcuni vennero giustiziati o morirono in carcere e altri mandati in esilio o deportati nelle colonie (l'attuale America); di 700 di questi prigionieri non si è avuta più notizia.
Per moltissimi anni questa battaglia, questa umiliazione scozzese scritta nel sangue, venne cantata anche nell'inno nazionale Inglese, infatti la sesta strofa diceva

Lord, grant that Marshal Wade,
May by thy mighty aid,
Victory bring.
May he sedition hush and like a torrent rush,
Rebellious Scots to crush,
God save the King.

Signore, fa' che il Maresciallo Wade,
possa con il tuo potente aiuto
ottenere la Vittoria.
Possa egli soffocare la sedizione e come un torrente travolgente,
schiacciare i ribelli scozzesi,
Dio salvi il Re.

Questa strofa fu tolta dall'inno solo nel XX secolo quando in effetti divenne Inno Nazionale.

Per ricordare quell'evento storico e tutte le vite stroncate (per un diritto sacro come la libertà), sul campo di Culloden riposano dei massi con incisi i nomi di tutti i clan che hanno versato il loro sangue.

venerdì 9 marzo 2012

Auguri Bobby...

oggi Bobby Sands avrebbe compiuto 58 anni.

Chi è Bobby Sands?
per prima cosa, chi ERA...perchè Robert Gerard Sands detto Bobby (ma il cui nome in versione gaelica irlandese è Roibeard Gearóid Ó Seachnasaigh) è morto il 5 maggio del 1981. Era nato a Belfast e già questo dovrebbe dare un'idea del perchè sia morto così giovane ed era un attivista nordirlandese.

Come è morto?
si è lasciato morire di fame per protesta per le condizioni disumane in cui versavano in quel tempo i prigionieri che militavano nei gruppi politici armati per l'indipendenza dall'Inghilterra, infatti non venivano considerati prigionieri politici, cosa che ti fatto erano. E' morto in carcere dopo 66 giorni di sciopero e con lui anche altri 9 carcerati morirono.
Durante la sua agonia furono fatte delle richieste (sacrosante) al governo britannico...richieste che il governo guidato dalla Thatcher (che ora tanto si acclama per via del film, ma che non dimentichiamo, ha fatto vedere i sorci verdi a tantissimi inglesi...figuriamoci agli altri!) ha sembre rifiutato di accettare oppure le ha accettate e poi non le ha mantenute.

Era il primo sciopero?
no, in effetti no; prima di arrivare a questa drastica decisione ci furono altri scioperi: il primo nel '76 ed era chiamato lo sciopero della coperta per cui i prigionieri non vestivano le divise da carcerati, ma solamente una coperta; un secondo nel '78 chiamato sciopero dello sporco per cui i proigionieri vivevano nello squallore  dato che questi particolari prigioni politici-non-politici venivano massacrati di botte ogni volta che si allontanavano dalla cella per andare ai bagni; l'ultimo nel '80 lo sciopero della fame che vide la morte del progioniero Sean McKenna. Questo sciopero fu interrotto a seguito di alcune promesse ovviamente non mantenute dal governo britannico...quindi di fatto questi scioperi non portarono a nulla.
Bobby decise di intraprenderne un secondo sciopero della fame, ma con un'organizzazione diversa: i volontari si sarebbero messi a digiunare in momenti diversi così da mantenere un certo distacco tra loro.

Cosa chiedevano di preciso?
oltre all'avere lo status di prigioniero politico, di vivere in condizioni umane e quindi non venir torturati e picchiati; di per sè le richieste dello sciopero si concentrarono su questi punti
- il diritto di poter non indossare l'uniforme della prigione
- il diritto di poter non lavorare per la prigione
- il diritto di poter interagire con gli altri detenuti e di organizzare delle occupazioni educative e ricreative
- il diritto ad avere una visita, una lettera e un pacco a settimana
e considerando le condizioni delle carceri inglesi protestanti noi confronti di prigionieri irlandesi cattolici...onestamente non mi sembra che chiedessero tanto.

Portò a qualcosa?
in effetti...non a molto. Dopo la morte di Bobby Sands, la loro richiesta di essere considerati prigionieri politici non fu accettata, ma le loro condizioni carcerarie migliorarono un poco...divennero umane.
Ma l'intera vicenda ebbe un eco notevole anche sul piano internazionale infatti ci furono moltissimi cortei da Parigi, ad Oslo, alla Russia di protesta contro il governo inglese e di supporto alla causa irlandese.
Nel 1981, un mese prima di morire Bobby Sands venne eletto al Parlamento inglese (a seguito della morte improvvisa di un rappresentante della maggioranza) con uno stacco di 1446 voti dall'altro candidato unionista, ma per ovviare al problema di avere un personaggio scomodo e controverso come lui che per altro stava morendo davanti a tutti, venne subito introdotta una legge per cui un candidato doveva aver scontato una eventuale pena da almeno 5 anni prima di poter ricoprire cariche politiche...eh, gli inglesi!

Bobby Sands tenne un diario scritto con un refill di penna biro e fogli di carta igienica raccontando in modo particolareggiato una sua giornata tipo con tutti i soprusi commessi dai poliziotti britannici nei confronti dei prigionieri repubblicani, "Un giorno della mia vita"

 "Ero soltanto un ragazzo della working class proveniente da un ghetto nazionalista, ma è la repressione che crea lo spirito rivoluzionario della libertà. Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l'Irlanda non diventerà una, sovrana, indipendente, repubblica socialista"
 Bobby Sands
cosa può esserci di più giusto e coraggioso se non lottare e anche morire per ciò in cui si crede veramente?

lunedì 7 novembre 2011

Le danze irlandesi



Storia


Si parla di "danze irlandesi" più che di "danza irlandese" perchè si tratta di diverse forme di ballo, di cui le più note sono la ceili dance e la step dance.
Ci sono soltanto riferimenti vaghi alla storia remota delle danze irlandesi: si dice che i primi ballerini professionisti furono i druidi, che ballavano nei rituali religiosi. Le tracce dei loro balli circolari sopravvivono nei balli in cerchio di oggi.
Uno dei primi riferimenti alle danze irlandesi è in una lettera scritta da Sir Henry Sydney alla regina Elizabeth I nel 1569, in cui Sydney ha descritto la formazione di ballo, osservando i ballerini disposti su due file parallele.
Tutte le attuali danze irlandesi devono molto all’opera dei maestri di danza, i Masters, comparsi in Irlanda verso la metà del XVIII secolo. Essi viaggiavano di villaggio in villaggio, ove soggiornavano per un periodo di circa sei settimane durante il quale impartivano delle lezioni d ballo. Agli allievi più capaci e promettenti venivano insegnati non solo i passi più semplici destinati alle danze di gruppo, ma anche quelli più complessi e ricchi di virtuosismi delle danze da solista, quelli cioè caratterizzati dalla tecnica del “battering”, consistente nel battere i piedi per terra a tempo per meglio marcare il ritmo della musica. Per ottenere un suono più forte e ben udibile nel danzare questi passi, spesso i ballerini collocavano nelle scarpe delle monete oppure inserivano dei chiodi sotto la suola delle scarpe, in prossimità della punta, per renderla metallica e quindi più sonora. Per danzare questi balli era necessario disporre di una superficie di legno: si ballava infatti spesso su tavole o porte temporaneamente rimosse dai cardini e stese a terra per lo scopo.
Gli stessi maestri si sfidavano frequentemente in gare di abilità nella danza da solista, dove il premio per il vincitore consisteva nel rilevare l’area d’influenza del maestro sconfitto e quindi aumentare il numero dei propri allievi. Accanto alla danza da solista e alle danze di gruppo dette "ceili", dal termine gaelico indicante le feste da ballo, si sviluppò in Irlanda anche un altro filone di danza, sempre di gruppo, detta set dancing.
Le danze appartenenti a questa categoria ebbero origine dalle quadriglie francesi, importate in Irlanda e modificate dai maestri di danza per essere adattate alla musica locale. Eseguite da gruppi di quattro coppie di ballerini disposte a quadrato, detti “set”, queste danze divennero piuttosto popolari, ma conobbero poi un notevole declino ad opera dello stesso governo irlandese, della Chiesa cattolica, e della Lega Gaelica.
Quest'organo fu istituito nel 1893 per preservare l’ identità nazionale irlandese, sempre repressa dagli inglesi, attraverso la promozione della lingua gaelica e di varie manifestazioni della cultura irlandese, tra cui la danza. Le set dances, dunque, furono accusate di essere spurie in quanto di origine straniera e, mai bene accette da parte della Chiesa che sempre aveva visto la danza come un’attività licenziosa e immorale, furono fortemente osteggiate. Esse vennero addirittura ostacolate dal governo irlandese con il Dance Hall Act del 1935, con cui il loro esercizio nei luoghi pubblici veniva subordinato all’ottenimento di una speciale licenza, non facile da conseguire.
Le ceili dances, al contrario, furono favorite dalla lega Gaelica rispetto alle set, in quanto costituite da passi ritenuti più genuini ed autentici perché creati direttamente dai maestri di danza irlandesi; inoltre, la postura più rigida con braccia quasi sempre ferme lungo i fianchi e lo scarso contatto fra i ballerini, i quali al massimo si prendono per mano (nel ceili dancing, a differenza del set dancing infatti, non si utilizza la cosiddetta presa di valzer) rendeva questi balli più accettabili per la Chiesa. Tutto ciò determinò il successo conosciuto dalle ceili dances rispetto alle set per parecchi anni.
Le set dances hanno riacquistato popolarità solo di recente, verso gli anni '70 e '80 del XX secolo, ed oggi sono tornate in auge al punto da essere le più ballate nella maggior parte delle feste danzanti irlandesi. Le ceili dances e soprattutto la danza da solista, la step dance, hanno avuto invece particolare fortuna nell’ambito delle competizioni e, da circa quindici anni a questa parte, anche nel mondo dello spettacolo.
Il famoso brano di step dance irlandese Riverdance, coreografato dal ballerino e campione del mondo di danza irlandese Michael Flatley ed interpretato dallo stesso Flatley nel ruolo del protagonista, fu presentato in Eurovisione nel 1994 e riscosse un enorme successo, che portò subito alla creazione di un vero e proprio musical, imperniato principalmente sulla step dance irlandese e anch’esso intitolato Riverdance. Grazie alle tournée, per la prima volta nella storia la step dance, in precedenza nota soltanto in Irlanda e nei paesi con forte presenza di immigrati irlandesi (Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda), è stata portata nei teatri di tutto il mondo, dove ha collezionato innumerevoli successi, appassionando un numero sempre crescente di persone.
In occasione di questi eventi la step dance rigorosamente tradizionale è stata arricchita, ad opera di Michael Flatley, da movimenti di braccia, testa e busto, assolutamente non tradizionali ma tali da renderla maggiormente espressiva e adatta ad essere presentata alle platee di tutto il mondo. Questo stile ha preso il nome di Riverdance style e continua ad essere praticato in un notevole numero di fortunati spettacoli di danza irlandese quali The Lord Of The Dance, Feet Of Flames, Dancing On Dangerous Ground, Gaelforce, Celtic Tiger e molti altri, che sono seguiti a Riverdance.
Al giorno d’oggi, quindi, questa forma di danza da spettacolo convive accanto alla step dance di stile rigorosamente tradizionale, caratterizzata dall’assoluta immobilità della parte superiore del corpo in contrasto con la velocità e il brio dei movimenti dei piedi; uno stile, quest’ultimo, non certo meno importante, ma che, anzi, continua ad essere preservato con particolare cura ed attenzione insieme con il ceili e il set dancing, in quanto prezioso patrimonio culturale d’Irlanda nonché fonte e origine di ogni forma moderna e innovativa di ballo irlandese.

domenica 8 maggio 2011

Convegno "Celti, Etruschi, Romani nella valle del Po"


Convegno "Celti, Etruschi, Romani nella valle del Po"



Materiali archeologici da Zavattarello nel quadro del popolamento antico del territorio

Il sesto appuntamento del ciclo di convegni "Per una storia dell'Appennino".
Ingresso libero
Info: www.zavattarello.org/caste
llo_convegni.html





Programma degli interventi

ore 10.00 Apertura del convegno con il saluto del dott. Simone Tiglio, sindaco di Zavattarello

ore 10.10 Introduzione di Gualtiero Strano, giornalista

ore 10.20 dott.ssa Valentina Dezza, direttrice del Museo Archeologico di Casteggio e dell'Oltrepò Pavese
“Zavattarello: rassegna dei materiali esposti presso il Museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese”

ore 10.40 dott.ssa Stefania Casini, direttrice del Museo Archeologico di Bergamo
“Carona: un esempio di epigrafia celtica in alta quota”

ore 11.10 dott. Ermanno Arslan, Accademico dei Lincei
"Osservazioni sui celto-liguri nell'Oltrepò Pavese"

ore 11.40 dott.ssa Lucia Isabella Mordeglia, Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia
“Le testimonianze archeologiche preromane nell’Oltrepò Pavese”

ore 12.00 prof. Maurizio Harari, docente di Etruscologia e Archeologia Italica presso Università degli Studi di Pavia
“Etruschi e Celti nella valle del Po: alcune riflessioni sulla battaglia del Ticino"

ore 12.20 dott. Giancarlo Baruffi, studioso di storia per la valorizzazione del territorio
“La storia annibalica tra tradizione popolare e realtà storica”

ore 12.50 dott.ssa Rosanina Invernizzi, funzionario archeologo della Soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia
Considerazioni conclusive

ore 13.10 Interventi del pubblico

ore 13.30 A conclusione, rinfresco offerto dall’Amministrazione comunale di Zavattarello





martedì 1 marzo 2011

I pastorali irlandesi




Il pastorale irlandese, o bachall, rappresenta molto bene il grado di raffinatezza raggiunto dagli artigiani dell’isola durante i secoli dell’Alto Medioevo. Ne sopravvivono una cinquantina, in vario stato di conservazione, dall’eccellente pastorale di Clonmancloise ai singoli frammenti provenienti da Inchbofin Island, Co.Westmeath. Esso origina dal bastone del pastore, strettamente legato all’immagine di Cristo. I pastorali irlandesi si differenziano dai loro analoghi della Chiesa continentale soprattutto nella forma della “testa”: invece di formare la classica voluta, si incurva a formare un’ansa uncinata, con una breve appendice all’estremità. In molti casi quest’ultima parte fungeva da contenitore per reliquie. Vi sono testimonianze archeologiche di oggetti assai simili anche in Scozia ed in Galles. Il pastorale irlandese,lungo un metro o più, venne realizzato a partire dall’ottavo o nono secolo, sino alla fine del dodicesimo. Era indubbiamente un manufatto che rispecchiava l’elevato status ecclesiastico di chi lo possedeva. Giraldus Cambrensis, che scrive nel tardo dodicesimo secolo, ci informa che gli uomini di chiesa serbavano una tale reverenza per il pastorale , tanto da riservare severe punizioni per colui che non vi dimostrasse rispetto. Anche se la produzione cessò proprio negli anni in cui scriveva Giraldus, i pastorali continuarono ad essere usati, riparati e nuovamente decorati sino al tardo Medioevo. Il più venerato era il Bachall Iosa, o Bastone di Cristo, donato secondo la tradizione da Dio a S. Patrizio. Esso viene menzionato per la prima volta nel 784, quando venne profanato assieme alle reliquie del santo durante un’assemblea a Rath Airthir. Continuò ad essere costantemente citato nelle fonti sino al 1538, quando l’Arcivescovo Brown di Christchurch, Dublino, lo bruciò pubblicamente ritenendolo oggetto di superstizione.
Il pastorale irlandese è costituito da un’anima in legno, sulla quale vengono montate strutture metalliche, solitamente fogli di bronzo piegati in forma tubolare, uniti da sottili strisce e connessi tramite elementi cilindrici o biconici realizzati in fusione. All’estremità inferiore del bastone è fissato un puntale bronzeo, mentre all’apice è applicata la testa, della quale esistevano due metodi di costruzione: il primo consisteva nell’assemblaggio di due emi-sezioni. Queste venivano unite da una striscia metallica in corrispondenza della curvatura interna e dalla cresta decorata posta nella parte superiore. L’appendice per le reliquie veniva realizzata separatamente in un unico pezzo e fissata successivamente. L’altro metodo prevedeva la fusione di un solo elemento, poi fissato in corrispondenza della curvatura esterna mediante la cresta. I due sistemi vennero usati indifferentemente sino al dodicesimo secolo. Talvolta la parte frontale dell’appendice aveva un coperchio, aprendo il quale si poteva accedere alle reliquie. I pastorali irlandesi presentano tre o quattro elementi di giunzione: uno era sempre posto immediatamente sotto la testa, l’altro in corrispondenza del puntale; gli altri, uno o due, erano fissati lungo il bastone. Sembra che in molti casi l’anima in legno non entrasse a far parte della testa, ma terminasse immediatamente al di sotto di essa. Ciò permetteva di ottenere un pastorale più leggero nella parte superiore, mantenendo il peso centrato verticalmente per tutta la sua lunghezza quando veniva innalzato.
La decorazione è
spesso limitata alla testa, al puntale e agli elementi di giunzione. Le strisce applicate potevano recare iscrizioni. Mentre per le strutture metalliche era largamente usato il bronzo, per le decorazioni, fuse o intagliate, si adoperavano foglie d’oro e d‘argento, filigrana, bottoni in vetro, smalto, pietre semi-preziose, millefiori, intarsi in argento o in niello.
Il pastorale di Clonmancloise è uno degli esemplari più belli: esso è formato dalla testa e da un’asta, entrambe in bronzo, con tre elementi di giunzione di forma biconica, riccamente ornati con motivi astratti e animali fantastici.
Caratteristica espressione del “Dublin Style”, di derivazione iberno-norvegese (noto anche come”ringerike”) fu probabilmente realizzato nella capitale. Prodotto nell’undicesimo secolo, subì alcune rielaborazioni nel quindicesimo; notevole il decoro della testa ( ottenuto mediante intarsi in argento contornati da decorazioni in niello) consistente in figure zoomorfe, draghi o serpenti, intrecciate a formare complesse volute a forma di 8. La cresta è formata da una processione di cani, fortemente stilizzata e fusa in bronzo. La figura del vescovo che uccide il mostro col bastone fu aggiunta nel tardo Medioevo.
Il pastorale di Lismore risale al 1100 e fu trovato nel 1814 a Lismore Castle assieme ad un manoscritto del quindicesimo secolo. Il nome dell’artigiano e quello del vescovo che lo commissionò sono entrambi incisi in una striscia, immediatamente al di sotto della parte superiore. La testa è ornata sui lati da perline di vetro blu con inserti millefiori rossi e bianchi.
La cresta, costituita da tre animali, fu realizzata secondo lo stile detto “urnes”, il cui nome deriva dalle sculture dell’architrave e dei pilastri di un portale della chiesa di Urnes, in Norvegia. In altri due esemplari, di cui rimangono solo frammenti, un anello di bronzo era attaccato al puntale.
Questo, quando il pastorale veniva agitato, produceva un rumore metallico. L’unica spiegazione che giustifichi la presenza dell’anello potrebbe risiedere in antichi rituali cristiani che prevedevano l’uso di piccole campane associate ai pastorali, come risulta evidente dalle sculture di White Island, Co.Fermanagh, ove i due oggetti rappresentano le insegne di una figura ecclesiastica. Secondo la credenza tradizionale, i pastorali erano contenitori all’interno dei quali venivano conservati i bastoni appartenuti ai santi. Nella maggior parte dei casi l’anima in legno fungeva semplicemente da sostegno per la struttura metallica, ed essendo coeva a quest’ultima, non è considerata una reliquia.
Archeologicamente parlando, non potremo averne conferma sino a quando non verranno esaminati tutti i pastorali irlandesi che ancora conservano la parte lignea. Nel caso del pastorale di S.Dympna, la porzione inferiore è andata perduta, esponendo così una sezione dell’asta di legno. Tale sezione ha un diametro inferiore rispetto alla struttura tubolare esterna, e per colmare lo spazio risultante venne inserito un altro pezzo di legno, opportunamente sagomato. Solo ulteriori indagini potranno dirci se si tratta di un espediente pratico di riparazione, o se il pastorale contiene davvero il sottile bastone appartenuto a S.Dympna. Da un punto di vista storico sappiamo che i pastorali svolgevano principalmente il ruolo di insegne ecclesiastiche, ma erano usati anche per la raccolta dei tributi, come talismani di guerra, per le cerimonie di giuramento, per curare e per lanciare anatemi. Essi sono giunti sino alla nostra epoca grazie ad un’antica tradizione di conservazione ereditaria: i pastorali non venivano seppelliti nelle tombe dei vescovi e degli abati, ma furono custoditi nei monasteri per molti secoli.
Un esemplare proveniente da Aghadoe, Co.Kerry, risalente al dodicesimo secolo e ricavato da una zanna di tricheco, suggerisce che altre tipologie di pastorali, simili a quelli in uso in Inghilterra e sul Continente, erano presenti in Irlanda nello stesso periodo; comunque, non è chiaro il motivo per cui la Chiesa irlandese ne usasse diversi tipi durante i primi anni del Medioevo. E’ possibile che essi fossero costruiti per rappresentare simbolicamente il bastone del santo patrono. Il pastorale forse rappresentava non solo la continuazione del potere del santo sulla Terra, ma anche quella del monastero a cui apparteneva. Le proprietà miracolose erano rafforzate dalla presenza delle reliquie contenute nella parte superiore: era un simbolo estremamente potente, e come tale venne impiegato dal clero del tempo.
Verso la fine del dodicesimo secolo cessò la produzione dei pastorali irlandesi. Gli esemplari esistenti continuarono ad essere usati, talvolta con nuove decorazioni tardo-medievali. Nonostante ciò, a partire dal tredicesimo secolo essi venero largamente rimpiazzati da quelli provenienti da Francia e Inghilterra. L’unico esempio della tarda produzione a noi noto è il superbo pastorale del vescovo di Limerick, realizzato nel quattordicesimo secolo in stile gotico inglese.

Alec Caprari

mercoledì 15 dicembre 2010

Convegno "Celti d'Italia" a Roma, 16-17 dicembre 2010


Convegno Internazionale sui Celti dell’età di La Tène a sud delle Alpi.

Roma, 16-17 dicembre 2010

La Sapienza - Università di Roma
Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche e Studi Orientali
Aula Odeion
Piazzale A. Moro 5 Roma



Il tema del Convegno riguarda i Celti dell’età di La Tène (V-I sec. a. C.) stanziati a sud delle Alpi (Piemonte, Lombardia, Canton Ticino, parte del Veneto e del Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Marche) e presenti, in modi diversi, anche in Italia Centrale e Meridionale. L’incontro, nato da una fruttuosa collaborazione tra Università e Soprintendenze Archeologiche, è dedicato alla memoria del Prof. Renato Peroni, insigne archeologo, Maestro indimenticabile e tra i promotori del Convegno.
L’incontro si inserisce tra le iniziative promosse dall’Ateneo per la celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia

Obiettivi del Convegno
Gli obiettivi principali sono l’aggiornamento sulle numerose scoperte degli ultimi anni e la riflessione sui maggiori problemi ancora aperti tra cui l’elaborazione di una cronologia del La Tène cisalpino sufficientemente articolata e correlabile con quella transalpina.

Programma
Il Convegno si articola in due giornate dedicate a due ambiti cronologici distinti che corrispondono il primo al V-III sec. a. C., epoca in cui i gruppi celtici cisalpini raggiunsero il loro massimo potere e la loro maggiore espansione e il secondo al II-I sec. a. C. quando si ritirarono a nord del Po, entrando gradualmente nell’orbita romana. Sono previste relazioni di inquadramento generale seguite da relazioni, frutto di lavoro di gruppo, che riguardano i diversi ambiti geografici interessati dalla presenza celtica e le classi di materiali archeologici più funzionali all’affinamento della cronologia. Chiuderà l’incontro una Tavola Rotonda in cui saranno sintetizzati i risultati ottenuti, commentati in una prospettiva sia cisalpina che transalpina.

Scarica la brochure

lunedì 1 novembre 2010

Claddagh ring: l'anello nuziale irlandese

Il Claddagh Ring è un anello di fidanzamento irlandese, composto da due mani che tengono un cuore sormontato da una corona. Le mani simboleggiano l'amicizia, la corona è simbolo di lealtà e il cuore dell'amore. Questo anello deve l’origine del suo nome ad un villaggio di pescatori sulla Baia di Galway, in Irlanda, chiamato proprio "claddagh" (parola che in gaelico indica la sabbia rocciosa tipica di quella zona).
Il villaggio di Claddagh fu fondato nel 1232, e insediamenti di case furono presenti fino al 1934. Si trattava di una colonia molto unita, formata da persone orgogliose del loro passato e gelose della loro indipendenza.
Claddagh fu sempre governato da un capo noto nei secoli con diversi titoli: a volte era chiamato semplicemente 'the mayor' (il maggiore) o 'the admiral' (l’ammiraglio) della Baia di Galway, altre volte era chiamato in modo più solenne 'the King' (il re). La sua nave aveva vele bianche, che si distinguevano dalle barche dei pescatori con vele marroni o nere.
Gli uomini di Claddagh preferivano scegliere le proprie mogli nel loro villaggio, preoccupati di conservare le tradizioni locali.
Una di queste tradizioni – tra le più belle – era il Claddagh Ring.
I primi esempi di questo anello (in oro, argento e bronzo), sono dei veri e propri capolavori: alcuni di essi sono oggi in mostra presso il “National Museum of Ireland” a Dublino, e il “Victoria and Albert Museum” a Londra.

In Irlanda lo scopo per cui questo anello viene scelto è manifestato dal modo in cui l’anello viene indossato. Infatti, il Claddagh Ring può simboleggiare sentimenti diversi:

    * Amicizia/libertà: mano destra, con la punta del cuore rivolta verso le dita;
    * Matrimonio: mano sinistra, con il cuore puntato verso il polso;
    * Fidanzamento: mano destra con il cuore puntato verso il polso.
    * Rifiuto dell'Amore/Vedovanza : mano sinistra, con la punta del cuore verso le dita.

Per moltissime persone che hanno dovuto lasciare l’Irlanda durante la carestia del XIX secolo il Claddagh Ring è diventato l’unico legame duraturo con la propria patria e l’unica eredità familiare. È proprio nel periodo della carestia che l’anello cominciò a diventare popolare fuori dal Connemara, grazie all’esodo dall’ovest. In questo periodo divenne un prezioso ricordo delle origini della famiglia, un simbolo del legame con il passato, passando da madre in figlia primogenita per secoli.
Accanto al Claddagh Ring, esiste un altro anello, chiamato “Fenian ring” e risalente a circa duecento anni fa, caratterizzato dalla presenza di due mani e due cuori, senza corona. Tale anello rappresenterebbe la battaglia per la Repubblica d’Irlanda, anche se, comunque, il Claddagh Ring tradizionale è sempre rimasto il modello vero e proprio (con la corona a simbolo della lealtà, in ricordo del Regno Irlandese e dell’eredità britannica).

Vi sono moltissime leggende nate attorno al Claddagh Ring.
Una tra le tante, parla di un re innamorato di una giovane contadina, ma da lei non corrisposto. Il povero re non riuscì a sopportare il dolore e si uccise, chiedendo che sulla sua lapide fossero rappresentate due mani intorno a un cuore incoronato come simbolo del suo eterno amore per la contadina.
Due delle spiegazioni più celebri hanno a che fare entrambe, sebbene un secolo le separi, con membri della famiglia Joyce (o Ioyce), originaria di Galway. Alcuni modelli di Claddagh ring tuttora esistenti portano le iniziali “R. I.” oppure “R. J.” e, perciò, sono attribuiti a Richard Joyce/Ioyce.

La più antica leggenda, risalente al XVI secolo, racconta che il primo Claddagh Ring fu uno miracoloso e meritato regalo per Margaret Joyce. Domingo de Rona, un ricco mercante spagnolo i cui affari lo portavano spesso a Galway, incontrò Margaret in una delle sue visite nella cittadina irlandese e se ne innamorò, sposandola di lì a poco. Sfortunatamente, però, la loro felicità fu breve. Subito dopo il matrimonio Domingo morì e Margaret ereditò il suo enorme patrimonio. Nel 1596, la donna si risposò con Oliver Og French, il governatore di Galway. L’uomo non la sposò per la sua grande ricchezza, e ciò è dimostrato dal fatto che lasciò l’uso e l’amministrazione dei suoi beni totalmente nelle mani di lei, che, da parte sua, non sperperò il suo denaro, ma ne donò gran parte alla città per far costruire numerosi ponti. Un giorno un’aquila lasciò cadere sul grembo di Margaret Joyce un anello d’oro, il primo Claddagh Ring. Questo evento non fu ritenuto un evento fortuito, ma un vero e proprio dono divino, ricompensa alla sua generosità. L’anello sarebbe quindi caduto “dall’alto”, nel vero senso della parola.

Molto più realistica un'altra leggenda. Questa ci racconta come, durante la seconda metà del XVII secolo, un abitante di Galway, Richard Joyce, fu catturato dai pirati mentre era in viaggio per le Indie Occidentali. Questi lo vendettero come schiavo a un ricco orafo arabo, che gli insegnò il mestiere e lo fece diventare un eccellente cesellatore. Nel 1689, re William III d’Inghilterra ottenne il rilascio degli inglesi catturati, Joyce compreso. In tutti gli anni trascorsi insieme, l'orafo si era affezionato a Joyce e lo implorò di restare da lui, promettendogli la mano della figlia e metà del suo patrimonio. Richard, tuttavia, non si fece tentare, poiché non vedeva l’ora di tornare nel suo paese natale. Quindi portò con sé le conoscenze acquisite sull’arte orafa e, importantissima cosa, un'idea che gli era venuta in mente durante quegli anni: la creazione del Claddagh Ring. Secondo alcuni, egli creò il primo di questi anelli come simbolo di gratitudine nei confronti del re al quale doveva la sua libertà. Secondo altri, invece, ad una fanciulla di Galway che non aveva mai smesso di amarlo e di essergli fedele, in attesa del rientro del suo unico vero amore: lui le si presentò con il celebre Claddagh Ring d’oro, simbolo del loro amore duraturo (due mani a rappresentare l’amicizia, la corona a significare la loro lealtà e devozione, e il cuore a simboleggiare il loro reciproco amore eterno). I due si sposarono subito e non si separarono mai!

Da dove proviene ogni simbolo che forma il Claddagh Ring? Per scoprirlo bisogna andare molto indietro nel tempo, all’epoca degli dèi celtici. Dagda, il padre degli dèi, era un essere potente, con la capacità di far splendere il sole; secondo la leggenda la mano destra dell'anello appartiene proprio a lui. Anu (dea conosciuta poi come Danu), era l’antenata e madre universale dei Celti, ed è lei che sembra rappresentare la mano sinistra del Claddagh Ring. La corona rappresenta Beathauile (nome che significa "la vita intera"), che non sembra sia una persona o un dio, ma appare a rappresentare il principio vitale e la vita in sé. Infine il cuore rappresenta i cuori di ogni membro dell’umanità.
Un’altra interpretazione del significato dell’anello è strettamente collegata al trifoglio, uno dei più antichi simboli irlandesi. Questa interpretazione vuole che la corona sia il Padre, la mano sinistra il Figlio e la mano destra lo Spirito Santo, tutti concentrati sul cuore al centro, che simboleggia l’umanità.
Attraverso ogni simbolismo, comunque, un tema ricorre sempre, ovvero che l’anello simboleggia l'amore, la lealtà e l'amicizia ("Love, Loyalty, and Friendship" o, in gaelico, "Gra, Dilseacht agus Cairdeas").


lunedì 18 ottobre 2010

Conferenza "L'età del Bronzo nella Valle dell'Idice"

Domenica 24 ottobre 2010 alle ore 10.30 al Museo Archeologico "Luigi Fantini" di Monterenzio (Bo), conferenza con le archeologhe Lisa Guerra, Vanessa Poli, Barbara Vaccari e inaugurazione della mostra "L'abitato di Monterenzio Vecchio nell'età del bronzo".

Il gruppo di rievocazione storica TOUTAI ARGANTIA, in collaborazione con l'Agriturismo il Poggio dell'Arabella, si occuperà della preparazione di un "aperitivo dell'età del bronzo" che sarà servito a tutti i partecipanti.

La mostra rimarrà aperta fino al 12/12/2010 osservando i seguenti orari:

Sabato 09.00 - 13.00 e 15.00 - 18.00
Domenica 09.00 - 13.00 e 15.00 - 18.00
Mercoledì 09.00 - 13.00

Telefono: 051/929766
Fax: 051/929766
E mail: museomonterenzio@yahoo.it

Evento promosso da Museo Civico Archeologico “L. Fantini”, Comune di Monterenzio, Gruppo di rievocazione storica Toutai Argantia, Agriturismo il Poggio dell'Arabella.

sabato 16 ottobre 2010

2590° buon compleanno Milano!

L’Associazione Kernunnos presenta “2590° Buon compleanno Milano”.
L’iniziativa ricorda l’anniversario della fondazione di Milano, si ripercorre a piedi l’ellisse tracciata dai Celti 2590 anni fa, nel giorno di Samhain.
Questa breve camminata, giunta alla dodicesima edizione, vuole essere una sorta di buon augurio, di prosperità e di abbondanza per Milano, nel ricordo delle più antiche memorie.

Per informazioni:
Libreria Primordia, via Piacenza 20, Milano
tel. 02 54.63.151
e-mail: mfumagalli@infinito.it

Tutto il percorso, con fotografie e commenti, sul sito http://www.libreriaprimordia.it/kernunnos.htm

martedì 20 aprile 2010

Nuova scoperta di un'antica lingua scritta della Scozia

Gli antenati del moderno popolo scozzese hanno lasciato dietro di sé misteriose pietre scolpite, che una nuova ricerca ha appena stabilito contenere la lingua scritta dei Pitti, una società dell'Età del ferro che esisteva in Scozia, dal 300 al 843 d.C.

Le incisioni rupestri altamente stilizzate, che si trovano su quelle che sono conosciuti come le Pietre dei Pitti, una volta erano ritenute arte rupestre o legate a motivi araldici. Il nuovo studio, pubblicato sui Proceedings della Royal Society A, conclude, invece, che le incisioni rappresentano la lingua perduta dei Pitti, una confederazione di tribù celtiche che vivevano nell'attuale Scozia orientale e settentrionale.
"Sappiamo che il linguaggio dei Pitti era una lingua parlata e scritta tramite simboli, poiché Beda (un monaco e storico che morì nel 735) scrive che ci sono quattro lingue in Gran Bretagna in quel momento: Britannico, lingua Pitti, degli Scozzesi e degli Inglesi ", l'autore Rob Lee ha detto a Discovery News.
"Sappiamo che le tre altre lingue erano - e sono - complesse lingue parlate, così ci sono tutte le indicazioni che anche il linguaggio dei Pitti fosse un linguaggio complesso parlato", ha aggiunto Lee, professore alla Scuola di Bioscienze dell'Università di Exeter.
Lui e colleghi Filippo Jonathan e Pauline Ziman ha analizzato le incisioni che si trova sul noto Stones poche centinaia di Pitti. I ricercatori hanno utilizzato un processo matematico noto come entropia di Shannon per studiare l'ordine, la direzione, la casualità e le altre caratteristiche di ogni incisione.
I dati ottenuti è stata confrontata con quella di numerose lingue scritte, come i geroglifici egizi, i testi cinesi e latino scritto, anglo-sassone, norreno, antico irlandese, antico irlandese e gallese antico. Mentre le incisioni rupestri dei Pitti non corrisponde ad alcuna di queste, essi rappresentano delle caratteristiche di scrittura sulla base di una lingua parlata.
Lee ha spiegato che la scrittura si presenta in due forme fondamentali: la scrittura lexigraphic che si basa sulla parola e semasiography, che non è basato sulla parola.
"Lexigraphic scrittura contiene simboli che rappresentano parti del discorso, come le parole, o suona come sillabe o lettere, e tende ad essere scritto in maniera lineare o direzionale simulando il flusso del discorso", ha detto. "In semasiography, i simboli non rappresentano la parola - come i simboli del fumetto usato per mostrare come costruire un pezzo piatto pack dei mobili - e generalmente non arrivano in maniera lineare."
Anche se Lee e il suo team non hanno ancora decifrato il linguaggio dei Pitti, alcuni dei simboli fornire indizi interessanti. Un simbolo appare come una testa di cane, per esempio, mentre altri sembrano cavalli, trombe, specchi, pettini, cervi, armi e croci.
Gli Stones dopo Pitti contenere anche immagini, come nodi celtici, simili a quelli trovati nel Libro di Kells e di altre opere prime provenienti dalle regioni vicine. Queste immagini più bello cornice decorativa che Lee e il suo team credono sia la lingua scritta dei Pitti.
"Non è chiaro al momento se le immagini, come ad esempio i nodi, forma una parte della comunicazione", ha detto Lee. Egli ritiene che le pietre contengono anche i simboli semasiographic, come ad esempio una foto di piloti e suonatori di corno accanto a cani da caccia su quello che viene chiamato l'hotel Hilton di pietra Cadboll. Ancora un altro sasso mostra quello che sembra essere una scena di battaglia.
Paul Bouissac, professore dell'Università di Toronto che è uno dei maggiori esperti mondiali in materia di segni e simboli, ha detto a Discovery News che egli acconsente "è più che plausibile che i simboli dei Pitti siano esempi di una scrittura, nel senso che essi codificavano alcune informazioni, che avevano anche una forma parlata. "
Cosa si sa di un sistema di scrittura, tuttavia, "non costituisce decifrare questo script putativo", Bouissac aggiunto.
"Dovremo aspettare per la scoperta di quello che sarebbe l'equivalente per i Pitti della Stele di Rosetta, che ha reso possibile la decifrazione del codice egiziano geroglifico", ha detto. "Questo può accadere, oppure può non accadere mai".


mercoledì 17 marzo 2010

Happy St. Patrick's Day!


 Happy St. Patrick's Day!















« May the road rise to meet you, may the wind be always at your back, may the sun shine warm upon your face, and the rains fall soft upon your fields and, until we meet again, may God hold you in the palm of His hand. »



« Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, Iddio ti protegga nel palmo della sua mano  »



(San Patrizio, Benedizione del viaggiatore irlandese)



 

 

domenica 24 gennaio 2010

Save Newgrange!

Su Facebook sta girando il gruppo "Save Newgrange". In 24 ore oltre 500 persone si sono iscritte: è partita la campagna per salvare Newgrange dal passaggio della strada che lo deturperà per sempre! Ecco la descrizione del gruppo:

The preferred route for the N2 Slane Bypass, County Meath, Ireland, announced in January 2010 by the National Roads Authority, runs 500 metres from the edge of the Bend of the Boyne UNESCO World Heritage Site. According to the World Heritage Committee: "The three main prehistoric sites of the Brú na Bóinne Complex, Newgrange, Knowth and Dowth, are situated on the north bank of the River Boyne 50 km north of Dublin. This is Europe's largest and most important concentration of prehistoric megalithic art. The monuments there had social, economic, religious and funerary functions. The Committee inscribed the site under criteria (i), (iii) and (iv) and invited the Irish authorities to control carefully future developments in and around the site and to involve ICOMOS in conservation and management planning."





Io mi chiedo se sia proprio così necessario far passare una strada nel sito con la più importante concentrazione di megaliti preistorici.
Tutte le info: http://www.indymedia.ie/article/95560.

giovedì 3 dicembre 2009

"L'Oro dei Celti" ad Arcevia (AN)

"L'Oro dei Celti"
dal 10 ottobre 2009 al 30 giugno 2010

Museo Archeologico Statale
Centro Culturale San Francesco, corso Mazzini 64
Arcevia (AN)



Come un prezioso scrigno, sabato 10 ottobre, alle ore 17,30, il Museo Archeologico Statale di Arcevia mostrerà al pubblico un nucleo di gioielli provenienti da contesti celtici, che affiancheranno l’esposizione museale permanente dei corredi tombali provenienti dal locale sepolcreto gallico di Montefortino, nell’esposizione “L’oro dei Celti”, organizzata dalla direttrice del Museo Dott.ssa Mara Silvestrini, con la collaborazione della Dott.ssa Nicoletta Frapiccini, archeologhe della Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Marche.
Questo insieme di oreficerie, di pregevole manifattura etrusca e magno-greca, che fa parte delle collezioni del Museo Archeologico Nazionale delle Marche di Ancona, intende polarizzare l’attenzione sull’importante presenza celtica a Montefortino di Arcevia e riaccendere l’interesse per le complesse vicende storiche che videro protagonista, in questi luoghi, una vivace comunità, animata da molteplici etnie.
L’esposizione offre ai visitatori, con particolare riguardo per le scolaresche, l’occasione di avvicinarsi al mondo celtico attraverso l’attraente percorso alla scoperta delle oreficerie, di cui spesso i corredi funerari gallici fanno grandioso sfoggio.
I gioielli esposti provengono da alcune tombe delle necropoli celtiche di Osimo e Filottrano: raffinatissime parure di antiche dame, che non seppero separarsi dai loro preziosi monili nell’ultimo viaggio (e ammirandole se ne può capire il motivo!) per riemergere oggi ancora fulgide e intatte nel loro splendore. Collane, orecchini e bulle nella preziosa lamina aurea, qualche anello tempestato di pietre dure o paste vitree, vanno idealmente ad affiancarsi – senza certo sfigurare – alle corone d’oro celtiche provenienti da Montefortino di Arcevia, esposte al Museo Archeologico Nazionale delle Marche e ben note al pubblico, a cui si offre una nuova emozionante ‘riscoperta’ di questi antichi tesori.
I reperti esposti in mostra provengono dalla necropoli di San Filippo di Osimo dove, sulla riva sinistra del fiume Musone, sono emerse quindici tombe a inumazione in parte sconvolte, della fase più antica dell’occupazione celtica del Piceno (metà IV sec. a.C. ca.), scavate negli anni 1914-1925, e da Santa Paolina di Filottrano dove, sulla riva destra del Musone, si rinvenne un sepolcreto gallico di circa 30 tombe, in parte danneggiate, riferibili anch’esse al momento più antico dell’occupazione celtica (metà IV sec. a.C. ca.), scavate tra il 1911 e il 1913.

Museo Archeologico Statale di Arcevia
Orari: aperto tutti i giorni 8.30 – 13.30, mercoledì 13.30 – 19.30
La mostra "L'Oro dei Celtic" resterà aperta fino al 30 giugno 2010.
Per informazioni:

mercoledì 2 dicembre 2009

Pavia. Leggende e Magia dai Celti ai Visconti

Editore: Liutprand
Collana: Magica Pavia

Prezzo: 11,90 Euro
Dati: 128 p.
Anno: 2000

Descrizione:
Il libro affronta vari aspetti curiosi e intriganti non solo della leggenda, ma anche della storia e delle tradizioni di Pavia, antica Capitale del Regno Italico, e del suo territorio, dal periodo dei Celti a quello del Regno Longobardo, sino ad un Medioevo dominato dalla perenne lotta per la supremazia dei Pavesi contro i Milanesi.
Come afferma l'autore stesso nell'introduzione, "la storia ufficiale è sempre stata scritta dai vincitori, dai superstiti, ossia da una ben piccola minoranza.
La gran maggioranza degli uomini invece ha vissuto, sofferto, creato in silenzio ed è ritornata nelle tenebre, almeno per quanto riguarda la memoria generale.
È affascinante ritrovare brandelli di storia dei "perdenti": di popoli scomparsi nel buio dell'oblio, brani di vita e di realtà, non secondo la descrizione demonizzante che ne hanno fatto i loro vincitori, ma per cercare di riviverli nella loro stessa realtà (o verità) quotidiana.
Un mondo ignorato dalle cronache, dalle storiografie accademiche, dai cattedratici e dalla scienza ufficiale. Un viaggio quasi di scoperta archeologica, alla fine del quale forse ci chiederemo se conoscevamo davvero la nostra storia".

Il libro è prodotto dall'Associazione Culturale Liutprand, ma viene distribuito in tutta Italia dalle distribuzioni Mimesis-PDE.

venerdì 30 ottobre 2009

MONTEFORTINO: Straordinaria vittoria. Le cave non si faranno!

Lunedì scorso, 26 ottobre, il presidente del Comitato per la Difesa di Monte Sant’Angelo ha inviato una e-mail per comunicare questa bella notizia:

 


«Il tribunale amministrativo delle Marche ha accolto il ricorso presentato da Italia Nostra (Avv. Raffaella Mazzi) per l’annullamento del programma provinciale delle attività estrattive nel bacino di Monte Sant’Angelo. La  Sentenza è stata depositata il giorno 23 ottobre 2009 con il N° 01242 (l’udienza è avvenuta il 7/10/2009).
È il riconoscimento della validità delle nostre argomentazioni, già presentate all'Amministrazione provinciale con le osservazioni del lontano 2004, che mai ha voluto prendere in considerazione.
È la vittoria di Italia  Nostra e del Comitato ma sopratutto di un ambiente storico, archeologico, culturale, naturalistico, unico quale è Monte S. Angelo e i Castelli di Arcevia.»


Alla petizione online “Salviamo il sito di Montefortino” hanno firmato 2885 persone, queste duemilaottocentottantacinque piccole gocce hanno contribuito a formare il grande fiume di un’iniziativa che giunge a buon fine. Grazie a tutti e congratulazioni agli amici del Comitato.

giovedì 15 ottobre 2009

Burro dell'Età del Ferro

In una torba di Gilltown, nella contea di Kildare, dei lavoratori irlandesi hanno scoperto un barile in quercia decisamente fuori dal comune.
Vecchio circa di 3000 anni e pesante 35 kg, il suo interno è ancora incredibilmente pieno di burro, ormai diventato un bianco adipocere, una sorta di cera.
Immergere cibo e oggetti nelle torbiere non era inusuale: infatti il muschio sfagno, che copre qualunque cosa lì sotto, immobilizza i batteri grazie ad un ambiente freddo senza acido né ossigeno, prevenendo così la decomposizione. È stato perciò possibile trovare in questi anni burro, spade, ornamenti e oggetti in legno preservati molto bene.
Tuttavia non è chiaro se questo burro venne immerso semplicemente per conservarlo oppure per re nderlo più buono tramite qualche processo. Pare comunque che degli esperti del museo l'abbiano assaggiato; ma non fatevi venire strane voglie: "È un tesoro nazionale. Non si possono prendere dei pezzi per i toast", puntualizzano.

Info: La Porta Del Tempo

martedì 14 luglio 2009

Museums Galleries Scotland

MGSMuseums Galleries Scotland - the new name and branding for the Scottish Museums Council - is the lead body for the advocacy, funding and development of over 340 museums and galleries in Scotland.
We represent and advise our membership, which includes local authorities, independent trusts, regimental trusts, universities and National Collections. We are a strategic agency and an independent charitable trust acting as the main channel for the Scottish Government's funding to the sector.

Il "Museums Galleries Scotland website" è il sito ufficiale di un'organizzazione per oltre 340 musei e gallerie di tutta la Scozia. Nel sito si possono trovare news, eventi, mostre, informazioni sull'organizzazione e il suo lavoro e, naturalmente, informazioni sui musei e le gallerie e sugli oltre due milioni di opere e reperti conservati.
Interessante è la funzione di ricerca di musei e gallerie, con tanto di mappa: la ricerca può essere effettuata consultando l'elenco in ordine alfabetico oppure attraverso parole chiave o categorie.

venerdì 30 gennaio 2009

30 gennaio 1972 - Bloody sunday

37 anni fa a Derry in Irlanda del nord avvenne quello che è comunemente chiamato Bloody sunday. Ina oacifica marcia per i diritti cattolici degli irlandesi promossa da un politico protestante i soldati britanicci spararono sulla folla uccidento 13 civili mentre un 14esimo morirà in seguito alle ferite riportate quel giorno.
Ad oggi giustizia non è ancora stata fatta, i militari si presero pure un medaglia per quel gesto
Esiste un film molto toccante sull'argomento, "Bloody sunday"  del 2002 di Paul Greengrass
Tempo fa avevo visto un video su you tube che mescolava scene del film a foto del vero Bloody sunday con musica degli U2 dell'omonima canzone