lunedì 10 gennaio 2011

Il simbolismo del sacro Drago

IL SIMBOLO DEL DRAGO
 
Il simbolo del drago rappresentato da più secoli nelle nostre terre, deriva dal serpente primordiale che rappresenta il caos e che viene collegato alla Dea Madre.
Solo col Cristianesimo questo simbolismo diviene l’espressione del male, in quanto non riuscendo a modificarlo o distruggerne il forte significato, si era preferito demonizzarlo.
Il Drago è sempre stato accomunato al simbolo di fecondità, di nascita e morte (inizio e fine).
Rappresentato nel medioevo dall’Ouroboros, serpente o drago che si morde la corda, motivo principalmente utilizzato nelle operazioni d’Alchimia, simbolo di trasmutazione della Materia bruta.
Esprime l’idea che la fine e l’inizio si compenetrano, fanno parte l’uno dell’altro, così che esprimono l’idea della trasformazione, dell’evoluzione, della Grande Opera Alchemica applicata sia alla materia bruta che all’Individuo.
Presso le popolazioni celtiche rappresentava la reminiscenza e la rappresentazione mentale.
Nonostante questa demonizzazione il drago lo troviamo spesso rappresentato sulle chiese cristiane, a partire dal Duomo di Milano e dal simbolo stesso dello stemma visconteo.
Nell’antica Europa, in tempi remoti, quando la cultura Celtica era ancora agli albori, il concetto di Vita era un processo continuo di interscambio fra mondo profano e mondo religioso; questo è significativo, perché ci fa capire come tutto fosse armonioso, e di come l’Uomo si rapportasse alla Natura, nella sua completezza. Tutto avveniva non in modo sentimentale, come avviene oggi, ma secondo le leggi interiori che appartengono anche al Cosmo: il microcosmo che "comunica" col macrocosmo. 
Un’indagine approfondita, quindi, non può scindere i due aspetti di una tradizione così antica. Spesso, si sente parlare dei Draghi, animali misteriosi e primordiali che un po’ ci incutono timore, ma nessuno ne comprende il vero significato: anch’essi fanno parte del nostro mondo, ma operano direttamente nell'astrale bianco. Per capirne le potenzialità dobbiamo immergerci ed arrivare fino al tempo degli antichi sacerdoti; tempo che ci conduce fin quasi all'origine della civiltà conosciuta. Si racconta che in origine i Druidi, appresero la loro arte magica nelle Isole a Settentrione del Mondo. Queste isole erano situate nell’Altromondo, oltre le Acque. 
Qui “… non c’è né terra, né acqua, né aria allo stato puro, ma una specie di miscuglio dei tre elementi, dove terra, acqua e aria sono mescolati come fossero tutti riuniti. L’Altromondo non è misurabile, è un eterno presente e un mondo di illusioni”. Il dio che governa queste terre è Crono (signore del Tempo); è assopito, poiché queste terre sono senza tempo. Il quinto elemento, il fuoco, non esiste ancora, e quindi “nulla può essere plasmato”. 
Tutto rimane inerte, in uno stato chiamato “del sogno eterno”. L’Irlanda, la Gran Bretagna, la Scandinavia, rappresentano l'immagine terrena di queste terre, il riflesso di uno specchio gigantesco. I Tuatha Dé Danann, popolo dell’età del bronzo, andarono nella regione Iperborea, ad imparare la magia, le scienze, il druidismo, la saggezza e l’arte, nelle quattro città principali: 
FALIAS – GORIAS – MURIAS – FINDIAS, 
ove risiedevano i quattro Druidi guardiani: MORFESA – ESRAS – UISCIAS – SEMIAS, 
trasmettitori di scienza e conoscenza. Al loro ritorno portarono quattro oggetti sacri: Da FALIAS la pietra di Fail (Lia Fail) (Terra), da GORIAS la lancia di Lugh (Aria), da MURIAS la spada di Nuada (Fuoco), e da FINDIAS il calderone di Dagda (Acqua). 
La parte finale “AS” significa “ESTERNO”, “AL DI FUORI”, e significa essere nel mondo senza tempo. È significativo che per giungere in queste terre, si debbano attraversare acque tempestose; queste, infatti, rappresentano l’interiorizzazione delle nostre emozioni (la Luna), e attraversarle significa andare incontro all’oblio; qui ci si deve scontrare con il “Guardiano della Soglia”, un drago minaccioso che punisce coloro che non sono ancora in grado di intraprendere questa via. 
Poiché precedono la forma, le acque rappresentano la Vita nel significato più alto del termine. Si può rimanere prigionieri della corrente che trascina dove vuole. L’acqua è quell’impulso che ci porta verso il basso, in uno stato passivo, e per vincerla si deve anteporre la parte attiva del nostro fuoco che indirizza la sua Volontà (quindi la propria Individualità), verso la Forza interiore. I druidi officiavano presso i nemeton (santuario, tempio) ossia le foreste, e all’inizio di ogni rituale proferivano queste parole: “Nemora alta remotis incolitis lucis” Abitate santuari profondi, in foreste remote. 
I luoghi prescelti erano centri particolarmente carichi di forza magnetica, uniti da una linea immaginaria (ma non tanto): gli omphalos. Mediolanum (Milano), che significa “centro di perfezione”, era collegata, ad esempio, a New Grange (Irlanda), Carnac (Francia), Stonehenge (Inghilterra) e a Delfi (Grecia). I draghi della tradizione celtica rappresentano i guardiani delle nostre potenzialità, e di quello che abbiamo “ereditato” da lontano. Questi ci permettono di avere una chiave in più per conoscere noi stessi. Sono lo specchio del nostro Cosmo interiore e rappresentano i “guardiani dei Templi”: 


Il DRAGO DI TERRA, rappresenta il Subconscio. LIA FAIL. OVEST NERO FOMHAR AUTUNNO PIOPPO BIANCO Equinozio d’autunno È il custode dei tesori nascosti nei tumuli sepolcrali, ed è ancora assopito, perché aspetta il risveglio della fine dei tempi. Rappresenta la coscienza che si sta risvegliando e il viaggio dell’anima tra una trasmigrazione e l’altra.
Il DRAGO D’ACQUA, rappresenta l’Inconscio. CALDERONE DI DAGDA. NORD BLU GEIMHEREACH INVERNO ABETE BIANCO Solstizio d’inverno È alla soglia dell’Altromondo, e ci guida verso il Mondo Sotterraneo. L’Inconscio che vede il sorgere della consapevolezza dei desideri irrisolti. Le potenzialità della psiche umana vengono sorvegliate dal drago, per impedirci di usarle in modo inappropriato. Simboleggia anche la trasmutazione e la profondità di sentimento.
Il DRAGO DI FUOCO, rappresenta l’Io, la Coscienza del Sé. SPADA DI NUADA. SUD ROSSO SAMHRADH ESTATE ERICA Solstizio d’estate È il Fuoco Interiore, NWYRE (Kundalini), che circola nei centri psichici del corpo umano (Chakra). È colui che ci risveglia al nuovo Cammino palingenetico. I poteri interiori sono pericolosi, pertanto questo drago ci appare minaccioso per metterci in guardia; dobbiamo risalire i gradini della piramide senza affrettare il passo. 
Il DRAGO D’ARIA, rappresenta la Super coscienza. LANCIA DI LUGH. EST VERDE EARRACH PRIMAVERA GINESTRA Equinozio di primavera Risveglia i livelli più alti della Coscienza e viene associato al Fulmine e al Tuono. Chi è alla ricerca dell’Illuminazione, riesce a trovarla, ma ad un livello superiore. L’Ispirazione è magica, perché ci mette a diretto contatto con l’Astrale. È il drago che ci può apparire anche nei sogni. Rappresentano le quattro Opere alchemiche della Nigredo, Viriditas, Albedo e Rubedo, egregiamente spiegate dal Gentili nel suo libro “La Luce di Kemi, le Fonti dell’Alchimia”, edito da Kemi Hator (Milano – ristampa del 1992). 
Questi Draghi sono a guardia dei loro tesori, e riuscire a vincerli, significa compiere la propria trasmutazione, la via palingenetica che porta all’equilibrio interiore. Compiere questo cammino è pericoloso, se non si è più che preparati. Vi sono 3 stadi principali (secondo gli antichi sacerdoti), che l’individuo deve superare durante il proprio cammino palingenetico: 
1. Fase di regressione o morte iniziatica, durante la quale ci si spoglia di tutti gli stereotipi della vita moderna, per apprendere le arti druidiche. 
2. Fase di rinascita, durante la quale ci si appropria delle conoscenze degli Avi. I Totem ci guidano alla contemplazione della Natura. 
3. Fase della rivelazione, durante la quale si completa la formazione iniziatica per procedere lungo il cammino palingenetico. I Draghi ci aiutano ad attraversarli, a patto che siano gli Uomini a volerlo, a porre la propria Volontà (superiore) al servizio del divino che risiede in ogni dove.
I quattro animali primordiali, a differenza dei draghi, rappresentano le ere terrestri e l’involuzione dell’Essere Umano, verso la materia. Anche se molti sono convinti del fatto che discendiamo dalla scimmia, la mitologia e le tradizioni di tutti i popoli della Terra, confermano il fatto che l’Uomo Primordiale, era in origine un dio, e che a seguito della sua discesa in terra, ha subito delle metamorfosi. Tutti parlano di sfere di pura energia, e le scimmie sono soltanto il tentativo, grossolano, di materializzazione di queste forze. Nel ciclo mitologico d’Irlanda, presente nel “LEBOR GABALA EIREANN”, si fa menzione di quattro stirpi di dei e semidei, che furono i fautori di queste ere. L’Uomo, in queste fasi, subisce delle “trasformazioni” simboleggiate dai Totem, da quelle forze rese manifeste e disposte al suo servizio. 

LE QUATTRO ERE: 

CERVO – (stirpe) NEMED – ETA’ DELL’ORO Origini. Spirito etereo, puro. Non possiede ancora l’Intelligenza né il Mentale. 
CINGHIALE – (stirpe) FIR BOLG – ETA’ DELL’ARGENTO FOMORI: potenza occulta della Natura. Materia ancora troppo sottile per avere una forma perfetta. Simboleggiano il magnetismo della materia bruta. FIR BOLG: Materia. I corpi sono giunti ad una materializzazione più spessa giungendo alla perfezione fisica. La parte sottile ha tuttavia ancora il sopravvento. 
FALCO – (stirpe) TUATHA DE’ DANANN – ETA’ DEL BRONZO Il mentale viene creato per unire lo spirito al corpo fisico ed energetico, dotando l’Uomo di Coscienza e Intelligenza. Vincono i Fomori, la parte energetica ed informe. SALMONE – (stirpe) FIGLI DI MILE – 
ETA’ DEL FERRO: L’Uomo è completo. 
La Materia manifesta va alla scoperta e alla conquista della terra. Si cerca di ritornare alla fonte, risalendo la spirale dei tempi, verso un ciclo anteriore ma ad un grado più elevato. Secondo la legge dell’evoluzione. Dopo i Milesi (figli di Mile), giunge in Irlanda S. Patrizio, l’indovino, il quale deve ritornare “a casa”, verso la fonte originaria, memore di tutte le sue esperienze fatte nelle precedenti ere.

Le strade percorse da millenni dai nostri antenati, sono rese oggi più difficili dalla nostra lenta ma inesorabile involuzione verso la materia. Questo non significa, però, che il nostro sia un cammino impossibile, anzi, possiamo affermare con assoluta certezza, che i tempi odierni vedono un campo più proficuo per ripercorrere le “strade dei Padri”, ricchi delle nostre esperienze passate: è un processo, anche questo, lento che però ci da la possibilità di ritornare "alla Casa del Padre". Dobbiamo faticare maggiormente, rispetto alle altre ere, ma altrettanto maggiori saranno i risultati che otterremo.

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